Team costruiscilo attraverso questi 4 elementi

Nella grande maggioranza dei casi, lavorare in un’azienda significa lavorare in un team. Non tutti, anche se intelligenti e qualificati, sono tagliati per questo. Possiamo assumere i migliori talenti e raggrupparli tutti in un dream team, ma se non sanno fare gioco di squadra, è difficile che vincano. Anzi, lavorare in un gruppo dove non ci si trova bene, oppure dove ognuno fa da sé e si comporta come una primadonna, impedisce di sfruttare appieno il potenziale dei singoli talenti. Addirittura, può rivelarsi dannoso.

Avere in mente una tipologia di membri del team può aiutarci a scegliere le persone più idonee per ogni ruolo; l’importante non è tanto che siano i migliori in assoluto in ciò che fanno, ma che siano i migliori per il loro compito all’interno della squadra. La distinzione è sottile, ma importante: su di essa si gioca la differenza tra un buon team (o un team mediocre, o addirittura scarso) e uno ottimo.

Partendo dal basso, vediamo i quattro ruoli chiave all’interno di un ottimo team:

  • La base. O la truppa, per così dire. Il nostro personale deve essere il più possibile motivato e coinvolto, avere la sensazione e l’intenzione di lavorare non solo per il proprio interesse e per la busta paga, ma anche per la convinzione che raggiungere l’obiettivo è una buona cosa; anzi, una buona causa. Compito dei dirigenti è fissare questo obiettivo e far sì che sia una causa capace di entusiasmare i subordinati.
  • I motivatori. A livello intermedio tra base e dirigenza, troviamo capi ufficio, manager di livello inferiore oppure soltanto degli impiegati particolarmente proattivi e popolari all’interno di un ufficio o una divisione; dove le sfere più alte della dirigenza non possono garantire una presenza continua, i motivatori tengono unita la squadra, nel quotidiano e nei momenti di sconforto, e risolvono problemi a livello di micro-management.
  • Il vice. Non necessariamente sarà il numero due del gruppo dirigente dopo il capo, ma il concetto è questo: un responsabile che mette in pratica i piani e le decisioni sistemando i dettagli che non vanno bene, in contatto con le varie sezioni del team, esperto, conscio delle difficoltà e di come spronare gli altri a superarle perché anche lui ci è passato e sa cosa significhino. Pertanto, sa ispirare gli altri nel modo giusto. Inoltre, il vice è l’occhio, l’orecchio e la mano del capo sul campo; all’occorrenza, sa come motivare nei momenti difficili anche chi sta sopra di lui.
  • Il capo. Il leader ideale del team non è un dittatore: sa ascoltare i consigli, valutarli, decidere come integrarli nel piano. Al contempo, ha esperienza e comprensione da vendere, e ha una visione che trasmette ai sottoposti. Il suo entusiasmo è contagioso e filtra dall’alto verso il basso, fino alla base; il buon capo crede in ciò che fa, e riesce ad alimentare la stessa fiducia negli altri. Una persona che abbia intelligenza e preparazione teorica ma neanche una briciola di questo carisma difficilmente potrà entusiasmare i dipendenti fino in fondo.

Non è detto, ovviamente, che un team poco affiatato non possa riportare successi. In ogni caso, creare un gioco di squadra efficace è molto più sicuro che affidarsi a un team di menti geniali prese singolarmente, ma disfunzionali nell’insieme.