Guida alla piattaforma Java – Step #1

La rivoluzione nel mondo informatico rappresentata da Java

Iniziamo oggi  la prima puntata della nostra Guida Java in #10 Step.

Buona lettura!

Introduzione alla piattaforma Java: il contesto storico

Il ventennio compreso tra i primi anni ’70 e la fine degli anni ’80 si è caratterizzato, in campo informatico, per la caduta dei prezzi dei componenti hardware e, allo stesso tempo, per i miglioramenti ottenuti a livello di performance. In questo ambito, la Sun Microsystem ha avuto la brillante intuizione di introdurre sul mercato un nuovo linguaggio di programmazione. L’idea era implementare i codici di programmazione dei principali apparecchi elettronici d’uso comune, dotati di scarsa quantità di memoria. Un linguaggio di programmazione “Object Oriented“, non legato ad una determinata architettura hardware, era l’obiettivo finale.
La piattaforma Java, che ha avuto in Patrick Naughton e in James Gosling le figure chiave, è divenuto nel tempo il linguaggio più popolare, tanto da essere impiegato nello sviluppo di applicazioni, sia destinate ad Internet che in ambiente desktop.

piattaforma java

L’evoluzione della piattaforma

Il team di sviluppo riuscì a creare un Web browser completamente in Java. Il nuovo linguaggio si basava sull’impiego delle applets, piccole applicazioni che potevano essere lanciate con grande semplicità servendosi di un browser.  Data cardine per la piattaforma Java è il 23 maggio 1995, giorno nel quale venne dato l’annuncio della nuova tecnologia. Il primo web browser a servirsi di Java fu quello di Netscape Navigator. A favorirne la diffusione, oltre all’indipendenza dall’architettura hardware utilizzata, furono doti come l’affidabilità e la sicurezza di utilizzo.

La prima versione di Java fu rilasciata nel 1996, catalizzando l’interesse del settore. Nonostante la versione iniziale (la 1.0) risultasse ancora troppo “acerba” per garantire lo sviluppo serio delle applicazioni, i numerosi aggiornamenti degli anni successivi, e le nuove tecnologie disponibili, portarono all’arricchimento della piattaforma.

Sul piano concreto, Java mirava a risolvere alcuni problemi collegati al C++ che aveva nella complessità di gestione e scrittura del codice, il suo tallone d’Achille. Java non obbligava il programmatore a gestire la memoria (e i puntatori). Infatti, il nuovo sistema di gestione prevedeva una “automatica” assegnazione della memoria stessa, e il suo rilascio, in base alle esigenze specifiche del programma.

 

Java, le chiavi del successo

Java era garanzia di maggiore libertà d’azione, superando le esigenze d’architettura passate; due gli elementi che permisero tale risultato:

  • L’applicazione del concetto di Macchina Virtuale
  • Il passaggio dal codice macchina nativo al codice bytecode.

L’estrema semplicità di Java nel portare a termine procedure dotate di un elevato grado di complessità, frutto dell’alto livello di astrazione del linguaggio, e la completa indipendenza dall’hardware, hanno portato la piattaforma a raggiungere risultati inaspettati. Il fatto di rappresentare un linguaggio orientato ad oggetti (complessi e manipolabili quali entità a se stanti) ha favorito ancora di più la sua popolarità.

A differenza degli altri linguaggi di applicazione, Java consente la creazione di “applet”, ossia dei programmi pensati per essere eseguiti all’interno delle pagine Web. Rispetto alle immagini, sono interattivi e dinamici, tanto da poter essere impiegati per creare animazioni, moduli interattivi e giochi. Inoltre, trattandosi di un linguaggio di programmazione completo, consente di realizzare senza difficoltà le “applications”.
La JMV (acronimo di Java Virtual Machine) rappresenta il vero e proprio cuore di Java, è la chiave che assicura l’indipendenza del linguaggio dalle piattaforme e  sarà il tema del #2 step della nostra guida

Per saperne di più sul mondo Java

CLICCA QUI