Smart working in azienda: una bella occasione per tutti (se ben gestita).

Secondo una recente indagine promossa dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, anche nella nostra “innovativa quanto pigra” Italia si sta diffondendo un approccio sempre più smart al lavoro.
In molte piccole  e medie aziende italiane l’approccio smart al lavoro non è (ancora) una scelta organica e strutturata, semmai più il frutto di una naturale disposizione ad un’attività intrinsecamente digitale e spontaneamente condivisa e flessibile.

Noi stessi ne siamo un tipico esempio: non abbiamo mai detto ai nostri collaboratori “tu puoi lavorare da casa X giorni al mese, in ufficio invece Y”: se accade – come accade – che questo avvenga, è più la libera conseguenza di un accordo condiviso, basato sulla consapevolezza delle reciproche esigenze, aziendali per noi, personali per i collaboratori o dipendenti.
I vari strumenti-chiave dello smart work sono per noi delle realtà di fatto da sempre: risorse condivise, piattaforme di progettazione comuni, chat e skype call fanno parte del nostro quotidiano così come – ne sono convinto – di quello di molte altre aziende.
Certo: il nostro centro operativo è il nostro (nuovo) ufficio a Milano, ma abbiamo collaboratori su Como, Pisa, Firenze che con noi operano proficuamente ogni giorno.
I vantaggi che ne ricaviamo?

– opportunità più estese: se conosco un buon professionista che poniamo vive a Venezia, non ho bisogno di farmene andare per forza bene un altro di Milano che non mi convince. Conosco quello di Venezia, mi piace quello di Venezia, ho gli strumenti per collaborare con quello di Venezia.

– flessibilità per il collaboratore: sappiamo tutti come sono le giornate di chi ha bambini piccoli, o le difficoltà di chi vive fuori città e si sposta coi mezzi. Un collaboratore che si vede prospettare uno scenario flessibile che tiene conto anche delle sue esigenze, è un collaboratore più contento e a sua volta più disponibile, mi pare.

– fiducia e trasparenza reciproca: mi riesce naturale pensare che un clima di lavoro basato sulla fiducia e condivisione di obiettivi sia più efficiente (e divertente) di uno basato sul solo controllo diretto.

Tuttavia, perché lo smart working funzioni efficacemente, ci sono delle buone practice da rispettare e integrare alla flessibilità di cui sopra.

Noi per ora stiamo applicando queste:

– un calendario programmato di riunioni non troppo dilatato: bisettimanalmente tirare le fila degli avanzamenti sui progetti per fare il punto della situazione e programmare da un lato gli interventi sul piccolo-medio termine e dall’altro la strategia evolutiva del progetto nel suo complesso.

– una cadenza concordata di presenza fisica: io lo trovo determinante. Può anche essere dilatata, ma il fatto di fissare dei momenti di confronto e lavoro diretto per così dire “spalla a spalla” è fondamentale soprattutto nei momenti più clou dello sviluppo, quali l’avvio di progetto, il medio termine o la pre-release.

Oltre al fatto che risulta fondamentale per cementare le relazioni interpersonali tra le persone coinvolte sul progetto.

– una persona di riferimento per la coordinazione: una figura capace di tenere uniti gli agenti coinvolti, allineare le operazioni, mantenere omogenee le procedure e coordinare le attività.

Il rischio implicito nello smart working è quello della dispersività e noi stiamo cercando di evitarlo proprio tenendo persone e attività coordinate da figure in grado di far collante e guida.
E voi? Avete esperienza di smart working? Quali vantaggi ne avete tratto e come avete affrontato le eventuali criticità? M’interessa la vostra opinione!
Intanto buon lavoro a tutti, da qualunque scrivania voi stiate lavorando.

 

[articolo originale https://www.linkedin.com/pulse/smart-working-azienda-una-bella-occasione-per-tutti-se-caspani?published=t ]