Già da alcuni anni il cloud computing è diventato la principale tendenza tecnologica del mondo IT e della cosiddetta industria 4.0.

Il mondo della tecnologia è spesso attraversato da trend innovativi in grado di rivoluzionare le certezze consolidate in passato dagli operatori del settore.

L’industria 4.0 identifica l’era in cui le nuove tecnologie sono entrate nelle aziende per aumentare la produttività e migliorare le condizioni lavorative dello staff.

In questo panorama si pone anche il cloud computing, un sistema che sta rivoluzionando piccole e grandi imprese semplificando il loro lavoro grazie a Internet.

Attraverso il cloud computing le aziende riescono oggi ad archiviare grandi quantità di dati, ma anche a creare applicazioni.

Com’è possibile?

Scopriamo cos’è il cloud computing e quali sono i vantaggi che può portare alla tua azienda.

Cos’è il cloud computing?

cloud computing

Il cloud computing fa parte della schiera di servizi rivoluzionari che stanno cambiando in maniera trasversale i vari segmenti del comparto IT.

Secondo alcune stime di mercato, anche per quanto riguarda l’Italia, negli ultimi anni è stato registrato un crescente ruolo del cloud a discapito della tradizionale modalità on premise.

Ma cos’è il Cloud Computing? Siamo tutti sicuri di conoscerne l’esistenza e di saperlo utilizzare?

Per rispondere a queste domande specifiche in questi casi sarebbe opportuno partire con una definizione che ci permetta di circoscriverne il campo d’azione.

Tra le tante definizioni, quella di Microsoft (che con il suo servizio Azure e Office 365 ha dimostrato di capirci qualche cosa di cloud) ci appare molto chiara ed esemplificativa. Così come anticipato sopra, stando a quanto definito dalla casa di Redmond, il cloud computing non è altro che:

la distribuzione di servizi di calcolo, come server, risorse di archiviazione, database, rete, software, analisi e molto altro, tramite Internet (“il cloud”) e le società che offrono questi servizi di calcolo sono chiamate provider di servizi cloud”.

Cosa significa in parole povere? Il cloud computing è l’erogazione di servizi da parte di aziende tramite Internet. Tra le risorse offerte si possono trovare diversi prodotti come hardware, software, ma anche sistemi di archiviazione dati.

Se prima i dati venivano salvati su un disco locale, con il rischio che potesse essere danneggiato dall’uso o da incidenti durante il lavoro, ora è possibile salvare quei dati sul cloud.

Il cloud computing offre un sistema innovativo che consente a tutti di raggiungere i dati da qualunque dispositivo e da ogni luogo, in modo rapido e scalabile.

Di norma, le società eroganti addebitano un costo per i servizi di cloud computing in base all’utilizzo, in modo analogo alle spese domestiche per acqua o elettricità.

Cosa si può fare con il cloud

Partendo da questa semplice definizione ci sembra chiaro che il cloud faccia riferimento a diverse applicazioni e strumenti che possono essere utilizzate dall’utente finale senza dover effettuare alcuna installazione.

Per sfruttare la nuvola del cloud, quindi, è sufficiente possedere un device (che sia uno smartphone o un semplice pc) e avere un accesso a Internet.

Con una connessione a Internet e una al cloud infatti è possibile gestire da remoto le risorse offerte dal provider; seguendo questo iter i servizi IT si trasformano da on premise a on demand.

Qualsiasi utente oggi ha la possibilità di entrare in contatto con quella che è la più elementare e ancora adesso “più adoperata” forma di cloud, vale a dire l’email, che descrive perfettamente le indicazioni della definizione citata in precedenza.

La casella di posta elettronica, infatti, a prescindere dal provider, è un servizio facilmente utilizzabile da qualunque dispositivo connesso a Internet senza bisogno di installazioni. Pensa solamente al fatto di potervi accedere da computer, tablet o smartphone, anche se non di tua proprietà.

Partendo dall’esempio appena illustrato, oggi chiunque può fruire in tutta tranquillità dei servizi cloud per ascoltare musica o guardare film su Internet (il cosiddetto streaming), oppure per archiviare immagini e altri tipi di file senza doverli necessariamente salvare sul proprio smartphone o personal computer. Inoltre, la maggior parte dei servizi cloud è completamente gratuita.

Non troviamo vantaggi nel cloud computing solo come utenti finali, ma anche come imprenditori. Grazie all’utilizzo del cloud computing infatti si possono fare tantissime cose all’interno di un’azienda, tra cui:

  • creare nuovi servizi e applicazioni;
  • archiviare i dati ed eseguirne il backup e il ripristino;
  • ospitare siti Web e blog;
  • fornire software on demand;
  • analizzare i dati (Data analytics) per ricavarne modelli ed eseguire stime;
  • e tanto altro ancora.

Perché scegliere il cloud?

cloud computing

Oggi i servizi di cui abbiamo parlato potrebbero ancora essere fruiti on premise, ossia con un software installato localmente nell’hardware.

Tuttavia il servizio di cloud computing sembra essere la scelta migliore. In realtà lo è a tutti gli effetti!

Come mai? Perché propone una serie di vantaggi, sia economici sia di produttività.

Da parte delle aziende, il vantaggio più semplice da percepire sicuramente è la possibilità di sfruttare in maniera rapida le risorse IT a costi davvero esigui. Nello specifico, con il cloud computing non è necessario effettuare grandi investimenti per l’acquisto e la gestione di hardware.

Al contrario, è possibile effettuare il provisioning (“raccolta”) delle risorse di elaborazione in base a esigenze particolari anche perché il pagamento è legato all’utilizzo effettivo.

Un esempio: la Niantic, famosa per aver sviluppato il celebre gioco di Pokemon Go, sfruttò proprio il servizio di cloud computing che rispose bene alle esigenze di flessibilità del progetto.

Durante i primi mesi del lancio, infatti, il gioco ha sfruttato le potenzialità dell’applicazione in questione, dando la possibilità a centinaia di milioni di persone (numero diminuito poi drasticamente con il passare del tempo) di sfruttarla, coprendo facilmente la domanda iniziale

Con l’utilizzo del cloud, invece, è stato sufficiente rinunciare progressivamente a occupare lo “spazio della nuvola” ogni volta che diminuivano gli utenti. Il servizio del cloud computing si fonda infatti sul modello del Pay per Use: gli utilizzatori pagano solo in base all’uso effettivo, con contratti che possono essere definiti anche su base mensile.

Dunque, in definitiva, possiamo dire che l’utilizzo del cloud computing elimina le spese riguardanti:

  • l’acquisto di hardware e software;
  • la configurazione e gestione di data center locali (che richiedono rack di server, elettricità 24 ore su 24 per alimentazione e raffreddamento)
  • esperti IT per la gestione dell’infrastruttura;

Il cloud computing al servizio del business aziendale

Scegliere il cloud significa scegliere la velocità.

Mentre l’installazione fisica delle risorse hardware e software in azienda richiede, con un po’ di ottimismo, mesi di tempo (tempistiche che, al giorno d’oggi, sono difficilmente compatibili con la rapidità del business moderno), grazie al cloud, invece, è possibile ottenere dal proprio provider quantità enormi di risorse di calcolo in pochissimi click e in un tempo veramente ristretto.

Senza contare che i più grandi servizi di cloud computing vengono eseguiti su una rete mondiale di data center sicuri, aggiornati regolarmente all’ultima generazione di hardware, quindi più veloci ed efficienti.

Ultimo di una serie di grandi vantaggi, ma non meno importante, riguarda la fruizione di un servizio cloud offerto da terzi. Farlo significherebbe permettere a un’azienda di risparmiare tempo e risorse preziose dedicate alle attività IT, (che in genere sono il mezzo e non il fine del business).

Insomma, con il cloud computing i clienti saranno sempre la priorità. Dedicarsi a loro piuttosto che impiegare fatica e tempo nella gestione dei dispositivi hardware e al funzionamento dei server non è cosa da poco!

Quale cloud scegliere? Iaas, Saas, Paas o Haas?

Non si può parlare di cloud a grandi linee, perché la gamma di servizi è talmente ampia da essere fuorviante.

Per questa ragione è importante fare una distinzione tra diversi tipi di servizi cloud.

Ne esistono quattro nello specifico e ora vedremo quali sono le differenze e cosa devi considerare quando devi sceglierne uno piuttosto che un altro.

Le diverse tipologie permettono di soddisfare esigenze disparate in base all’obiettivo aziendale che si vuole raggiungere.

Iaas

L’acronimo Iaas sta per Infrastructure as a Service. Le soluzioni IaaS sono quelle tipiche del cloud computing.

Cosa significa? Con una soluzione IaaS si affitta l’infrastruttura IT, ovvero server e macchine virtuali (VM), risorse di archiviazione, reti e sistemi operativi, da un provider di servizi cloud con pagamento in base al consumo.

In questo caso si ricorre al modello di pagamento a consumo di cui parlavamo poco fa, il pay-per-use.

PaaS 

PaaS significa Platform as a Service. L’ambito del PaaS è diverso da quello di IaaS. Il PaaS si riferisce al cloud computing in grado di fornire il servizio per un ambiente on demand (il test, la distribuzione e la gestione di applicazioni software).

In questo modo gli sviluppatori hanno la possibilità di creare in modo più semplice e veloce applicazioni web o per dispositivi mobili, senza doversi preoccupare della configurazione o della gestione dell’infrastruttura sottostante.

Se la tua azienda vuole creare un’applicazione software, questa soluzione è quella da preferire alle altre per eseguire nel migliore dei modi le fasi di sviluppo, test, distribuzione e gestione.

SaaS 

SaaS è l’acronimo di Software as a Service. Negli ultimi anni, soprattutto in settori storicamente “sofware based” come quello della sicurezza, si sta diffondendo anche la modalità cloud chiamata SaaS.

Tecnicamente può essere intesa come un metodo per la distribuzione di applicazioni software tramite Internet, sempre on demand.

Con una soluzione SaaS, i provider di servizi cloud possono ospitare e gestire l’applicazione software e l’infrastruttura sottostante che si occupa delle attività di manutenzione, come gli aggiornamenti software e l’applicazione di patch di protezione.

Il cliente riceve il software e può utilizzarlo in modo semplice e pratico.

Haas

HaaS significa Hardware as a Service. Con questa sigla si identificano i servizi in cui le tecnologie sono fornite da un provider IT a canone mensile, che non rende necessario l’acquisto o il noleggio.

Si tratta di una scelta consigliata per le piccole e medie imprese, perché permette di ottenere un gran numero di risorse investendo un capitale esiguo.

Questo sistema è perfetto per chi ha bisogno si uno spazio per la memorizzazione dei dati e di un hardware in grado di elaborarli.

Cloud pubblico, privato o ibrido: cosa scegliere

cloud computing

Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse di cloud computing è altrettanto importante precisare l’esistenza di una classificazione: è possibile distinguere tra cloud pubblico, privato e ibrido.

Vediamo insieme quali sono le differenze tra queste tre diverse modalità di distribuzione.

Il Cloud pubblico

La modalità più classica è quella del cloud pubblico che in genere consta di hardware, software e altre infrastrutture di supporto. Questi strumenti sono tutti di proprietà del provider di servizi cloud e vengono gestiti da esso dando l’opportunità all’utente finale di usufruirne con una semplice connessione Internet.

Questo genere di servizio è tipicamente offerto da AWS, Azure e Google

Perfetto soprattutto per le piccole realtà o per giovani aziende che hanno ben poco da portarsi indietro alle spalle.

Più complicato, invece, è se una scelta di questo tipo venga adottata da una grande multinazionale proprio per il complesso del proprio bagaglio IT, in genere ricco di applicazioni sviluppate nel corso dei decenni e non sempre compatibile con le modalità del cloud.

Il Cloud privato

A differenza del cloud pubblico, il cloud privato è l’alternativa più adottata da molte organizzazioni. Questo tipo di cloud computing, infatti, prevede un ambiente diverso e al sicuro su cui può operare solo un cliente specifico.

In parole povere i cloud privati offrono agli utenti specifici la capacità di elaborazione come servizio all’interno di un ambiente virtuale, utilizzando un bacino sottostante di risorse fisiche di elaborazione.

Tuttavia, con il modello del cloud privato, il cloud computing (in quanto bacino di risorse) è accessibile da una sola organizzazione, che avrà quindi un maggiore controllo e la massima privacy e sicurezza.

Anche se i cloud pubblici possono adottare un determinato livello di sicurezza, quelli privati, facendo riferimento a bacini distinti di risorse con accesso limitato alle connessioni protette dal firewall di un’organizzazione, linee dedicate in affitto e/o hosting interno in loco, possono garantire protezione alle diverse operazioni mettendole al riparo da occhi indiscreti.

A tal proposito, è importante parlare anche del tema del controllo che per diversi anni ha rappresentato il principale ostacolo contro l’adozione del cloud. Quando la sicurezza delle informazioni è messa a repentaglio, l’impatto sui processi e sulle operazioni aziendali diventa negativo.

Ma il rischio non è legato solo al modello Cloud, ma anche al modo in cui l’informazione viene usata nell’intero processo di difesa.

Ad ogni modo, come abbiamo detto, il private cloud è accessibile da parte di un’unica organizzazione che potrà quindi configurarlo e gestirlo online in base alle sue necessità per ottenere una soluzione di rete personalizzata.

Il Cloud ibrido

Infine c’è una terza opzione, quella del cloud ibrido, che consente la condivisione di dati e applicazioni tra i due tipi di cloud, offrendo alle aziende maggiore flessibilità e più opzioni di distribuzione.

Il vantaggio di questo modello di cloud computing è particolarmente accattivate per le organizzazioni che ne fanno uso. Queste ultime, infatti, possono usufruire della flessibilità e della potenza di elaborazione del cloud pubblico per le attività di elaborazione di base non sensibili, mantenendo allo stesso tempo i dati e applicazioni aziendali strategiche e in locale, protetti da un firewall aziendale (così come avviene per il cloud privato).

Ad esempio un’azienda potrebbe adottare il cloud hosting ibrido per ospitare il proprio sito web di e-commerce all’interno di un cloud privato tenendo invece il sito vetrina su un cloud pubblico, che assicura maggiore convenienza (e non richiede la massima attenzione alla sicurezza).

Quali rischi si corrono con il cloud?

Tutto oro quello che luccica nel cloud allora? In realtà, nonostante tutti i vantaggi che abbiamo descritto in precedenza, anche la nuvola presenta delle criticità che è bene conoscere.

La prima, ovviamente, riguarda la disponibilità di banda larga: è evidente che se un’azienda non può contare su una connessione Internet performante diventa complicato spostare infrastrutture e servizi su cloud.

Un problema che era particolarmente importante agli esordi del cloud, una decina di anni fa, ma che ancora oggi è presente nella realtà italiana

Un altro problema serio è quello che interessa le reti wireless, le quali possono non essere sicure ed esporre ad attacchi di pirateria informatica i dati salvati nel cloud.

Molto spesso, inoltre, i CIO aziendali lamentano livelli di servizio del cloud non corrispondenti alle attese o a quanto concordato nei contratti, i cosiddetti Service Level Agreement, che tra l’altro – in caso di problemi – sono spesso meno chiari di quanto desiderato dall’utente.

Un grande problema che si può verificare nell’utilizzo di un servizio di cloud è quello della sicurezza. Le aziende archiviano i dati sensibili dei propri clienti e questo li espone ad eventuale violazione della privacy.

Altri disguidi riguardano la perdita di controllo citata in precedenza, nonché la visibilità limitata sulla propria infrastruttura.

Infine c’è il tema del vendor lock in del cloud: decidere di cambiare fornitore di servizi cloud da un altro, oppure tornare on premise, può essere terribilmente complicato, considerato anche lo sviluppo continuo di piattaforme e servizi effettuato dai grandi provider di servizi cloud, che rischia di rendere molto “dipendenti” gli utilizzatori finali. In questo caso, diventa difficile anche la migrazione dei dati.

Una problematica più rara, ma anch’essa importante da considerare, è quella a livello internazionale. Si verifica quando dati pubblici sono salvati su cloud privati, ma il cloud è situato in un Paese diverso rispetto a quello degli utenti.

Conclusione

Il cloud computing è ancora in una fase iniziale, nonostante lo si stia utilizzando da anni e la sua efficacia cresca sempre di più.

Molti stanno ricorrendo ancora a sistemi di archiviazione locali, infatti pare che sia solo una piccola percentuale di aziende a sfruttare completamente il cloud. Ma questo è il futuro.

Il passaggio al cloud può aiutare le aziende a ripensare completamente i processi di lavoro e ad abbattere i costi.

Prima di acquistare un servizio di cloud computing ti consigliamo avere ben chiare le esigenze che vuoi soddisfare, e di trovare un fornitore in grado di comprenderle.

Se vuoi essere sicuro di prendere la migliore decisione possibile per la tua azienda, ti consigliamo di affidarti ad esperti del settore. Noi di Nextre Engineering offriamo soluzioni di cloud computing per tutte le aziende.

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